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Baby Sign Language. Serve a comunicare meglio con i nostri bimbi?

2 comentarios

Oggi vi portiamo una intervista con Silvia Bitelli, insegnante certificata di Baby Sign Language (BSL) che ci fa conoscere tutto su questo metodo che migliora la comunicazione tra adulti e bambini piccoli non ancora in grado di parlare. La intervista originale è in italiano, ma la abbiamo tradotta a lo Spagnolo e al Inglese per voi! Enjoy!

Silvia Bitelli è laureata in Lettere Moderne e laureanda in Scienze della Formazione Primaria, insegnante certificata di Baby Sign Language (Baby Signs® Program) e di Didattica di Italiano per Stranieri (DITALS). Lavora come insegnante di Lettere nella scuola secondaria superiore e, da circa 15 anni, come tata ed educatrice di bambini piccoli; da quasi 3 anni utilizza quotidianamente la Baby Sign Language e da pochi mesi ha iniziato a condurre in Italia i primi workshops per famiglie ed educatori.
 
1. Cosa è la Baby Sign Language? La Baby Sign Language è uno straordinario metodo americano che consente una comunicazione più completa ed efficace tra gli adulti e i bambini piccoli che ancora non sono in grado di parlare. Si tratta di una semplificazione della lingua dei sordi (ASL), che sfrutta la tendenza naturale dei bambini piccoli ad utilizzare i gesti per comunicare ed insegna loro ad esprimere con le mani bisogni, desideri ed emozioni, e quindi a farsi capire con maggiore facilità da coloro che se ne prendono cura.
 
2. Dove e quando è iniziato? Il metodo nasce circa 25 anni fa in America, dove alcuni studiosi, tra i quali Joseph Garcia, Linda Acredolo e Susan Goodwyn, si sono accorti, attraverso interessanti ricerche condotte separatamente, che, così come i bimbi udenti figli di genitori sordi sono già precocemente in grado di comunicare attraverso i gesti con le loro famiglie, anche i bimbi udenti figli di famiglie udenti possono, insegnando loro i segni, fare lo stesso; per questo motivo hanno creato una lingua dei segni semplificata, adatta sia alle limitate capacità motorie fini dei più piccoli sia alla possibilità da parte di adulti udenti, che normalmente non hanno occasione di utilizzare la lingua dei sordi, di memorizzare un numero potenzialmente alto di gesti. Il metodo ha avuto un enorme successo e si è diffuso velocemente in diversi Paesi del mondo; in Italia purtroppo non è ancora molto conosciuto, ma vedo con grande soddisfazione che da quando ho iniziato, come insegnante, a farlo conoscere e ad incentivarne l’utilizzo, il numero di famiglie segnanti è in continuo aumento.
 
3. A chi è indirizzato? La Baby Sign Language si rivolge a tutti coloro che hanno l’obiettivo di aiutare un bambino piccolo nella sua crescita cognitiva, linguistica e sociale: soprattutto ai genitori e ai fratellini, ma anche ai nonni, alle tate, agli educatori e agli insegnanti di nido e della scuola dell’infanzia.
 
4. Che benefici può offrire ai nostri bimbi e a noi genitori? I benefici, provati dalla ricerca scientifica, che la Baby Sign Language offre ai bambini e alle loro famiglie sono molti, e davvero importanti: comunicare attraverso i segni aiuta il bimbo che ancora non è in grado di parlare a ridurre la sua frustrazione (questo significa una sensibile diminuzione di pianti e strilli!) e a costruire la sua autostima, gli consente di condividere con gli adulti le sue esperienze e le sue sensazioni, rafforzando i legami con i genitori, gli offre l’occasione costante di migliorare la coordinazione oculo-manuale e le abilità motorie fini; inoltre, contrariamente a quanto si possa pensare, è uno strumento che aiuta notevolmente i bambini ad imparare a parlare precocemente o più rapidamente.
 
BSL
5. Può funzionare in una famiglia in cui si parla più di una lingua? Assolutamente sì, anzi per le famiglie multilingui è davvero consigliabile, non solo per comprendere le esigenze del proprio bambino, ma anche per consentirgli di elaborare più velocemente tutti i sistemi linguistici a cui è esposto. La Baby Sign Language può, infatti, essere considerata una “lingua-ponte”: associando parole che hanno lo stesso significato in lingue diverse ad un unico segno. Il bambino, focalizzando in poco tempo il segno come suo punto di riferimento per la comprensione del significato della parola, le imparerà più velocemente, ed altrettanto velocemente avrà la possibilità di esprimere quel concetto con il gesto finché non avrà anche la possibilità di verbalizzarlo.
 
6. Da che età si deve cominciare? Non c’è un’età specifica per iniziare, ogni momento dei primi due anni di vita del bambino ha i suoi vantaggi specifici! Personalmente consiglio di iniziare il prima possibile, anche già alla nascita, affinché i bambini vengano esposti per molto tempo all’uso dei segni e ne beneficino a lungo; ovviamente, se si comincia dopo l’anno di età, è più probabile che il bimbo apprenda ed utilizzi velocemente un largo numero di gesti; è possibile ed utile iniziare anche dopo i due anni se il bambino è un “late talker” o se è esposto a più di una lingua.
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7. A che età cominciano a segnare i bambini? Mediamente i bambini iniziano a segnare intorno ai 7-9 mesi, alcuni dopo, altri prima; mi è capitato già più volte di vedere bimbi di 6 mesi già in grado di eseguire uno o due segni, molto dipende da come e da quanto viene usata la Baby Sign Language da chi si occupa di loro!
 
8. Ci consigli qualche libro per informarci di più sul tema? In lingua spagnola potreste fare riferimento al libro “Senas con su bebè” di Joseph Garcia, che è considerato il “padre fondatore” della Baby Sign Language.
 
9. Ci sono dei corsi in Italia che possiamo seguire noi genitori? Sì, da pochissimo tempo! Con grandissima soddisfazione posso dire che dallo scorso febbraio, come insegnante certificata, ho attivato insieme alla mia collega Paola Castellani, bilingue e insegnante di inglese per bambini, workshops e playgroups in lingua italiana e inglese per spiegare alle famiglie come utilizzare la Baby Sign Language in prospettiva sia monolingue sia bilingue. I workshops sono già partiti a Modena e a Milano. Dall’autunno, su richiesta di famiglie e operatori del settore, inizieranno anche in altre città!

Grazie a Silvia per addentrarci in questo bellissimo mondo del Baby Sign Language! Qua potrete trovare anche le versione della intervista in:

Spagnolo

Inglese

Autor: Isa

Mediador cultural, experto en procesos de mediación socio-educativos, Licenciada en Comercio Exterior por la Universidad Iberoamericana y Master en Desarrollo, Innovación y Cambio por la Universidad de Bolonia. Para mí vivir en otro país significa primero que nada aprender a escuchar y a observar. Vivir la vida diaria de los lugareños te enseña a entender sus hábitos, sus gustos y apreciar su costumbres. Creo que conocernos unos a otros ayuda a entendernos y a acabar con estereotipos y discriminaciones, y a través de este blog quiero compartir lo que yo he vivido y así poner mi granito de arena.

2 pensamientos en “Baby Sign Language. Serve a comunicare meglio con i nostri bimbi?

  1. Che bello conoscere questa possibilità! Dove possiamo trovare maggiori informazioni sui corsi attivati a Modena?

    grazie Elisa

    Me gusta

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